Lui & Lei
Saint Barth – L’isola al contrario
Lupo_cattivo
18.10.2025 |
364 |
2
"Ogni tanto lei si voltava verso di me e poi tornava a guardare il mare, come se stesse decidendo se concedere o negare qualcosa che non sapeva ancora cos’era..."
Saint Barth – L’isola al contrarioC’era un vento che non smetteva mai, quella sera.
Lo sentivi arrivare dal mare e attraversare la villa come una promessa. Le tende si gonfiavano come vele, i bicchieri tintinnavano piano. L’aria aveva il sapore salato del tramonto appena finito.
Ero stato invitato per caso, o forse per convenienza: un fotografo di passaggio che qualcuno aveva voluto aggiungere alla lista degli ospiti. Avevo finito un lavoro per una rivista di viaggi e non avevo voglia di tornare in Europa. Mi bastava osservare, come faccio sempre, e ricordare i dettagli: la pelle dorata delle persone, il suono delle risate lontane, il riflesso del mare che continuava a muoversi anche al buio.
La villa era immensa, tutta bianca, con colonne sottili e una terrazza che sembrava sospesa sull’acqua.
Da sotto arrivava il rumore delle onde, ritmico, come un battito trattenuto.
L’ho notata prima ancora di sapere che fosse lei.
Una donna ferma accanto a una lanterna, vestita di seta chiara, piedi nudi. Parlava poco, ascoltava di più.
Quando mi hanno presentato, ho capito subito: era la padrona di casa.
E in quel momento ho avuto la sensazione che ogni cosa – la festa, le luci, perfino il vento – fosse disegnata per lei.
“Così è lei il fotografo,” ha detto, con un tono più curioso che interessato.
“Così dicono”, ho risposto.
“Non ha macchina fotografica.”
“Non sempre serve.”
Ha sorriso, e in quel sorriso c’era più ironia che vanità.
Abbiamo parlato poco. Il necessario per entrare nello spazio dell’altro senza disturbare.
Intorno a noi, la festa continuava a dissolversi: musica che cambiava ritmo, bicchieri mezzi pieni, ospiti che cominciavano a cercare un taxi o un motivo per restare.
Lei si muoveva tra le persone con una grazia quasi matematica. Tutto in lei era misurato, ma niente appariva studiato.
A un certo punto mi ha detto: “Venga con me. Qui non si vede il mare come dovrebbe.”
L’ho seguita lungo un corridoio, poi in un giardino laterale dove le palme si piegavano verso la scogliera.
C’era una piccola terrazza privata, un tavolo basso, due bicchieri abbandonati.
Il rumore del mare era più forte, il vento più caldo.
“Le piace Saint Barth?” ha chiesto, fissando il buio.
“Troppo perfetta,” ho detto.
“È un’isola al contrario: sembra trasparente, ma si nasconde in piena luce.”
“E lei?”
“Anch’io.”
Ha pronunciato la frase come se parlasse a sé stessa.
Poi ha preso una bottiglia dal tavolo e mi ha versato del vino.
Il suo polso era sottile, la mano ferma.
“Brindo a chi resta in silenzio quando gli altri devono spiegarsi,” ha detto.
Abbiamo bevuto. Il vento spostava le parole appena dette, e ogni pausa era più eloquente di qualsiasi discorso.
Ho notato che la seta del suo vestito si muoveva con un ritmo proprio, quasi vivo.
Ogni tanto lei si voltava verso di me e poi tornava a guardare il mare, come se stesse decidendo se concedere o negare qualcosa che non sapeva ancora cos’era.
“La luce, anche di notte, cambia,” ho detto per rompere quel filo teso.
“Sempre,” ha risposto. “È la sua ossessione, vero?”
“È la mia unica fedeltà.”
“E le persone?”
“Le persone sono luce che si sposta.”
Ha sorriso appena. “Che bella risposta per non rispondere.”
Il silenzio dopo è stato lungo.
Lei si è avvicinata al parapetto, poggiando le mani sulla pietra liscia.
“Guardi,” ha detto. “Quando soffia così, il mare si illumina per un istante. Ogni onda si spezza e riflette il cielo. È la parte che nessuno fotografa.”
Mi sono messo accanto a lei. L’aria profumava di sale e di qualcosa di più dolce, forse vaniglia o pelle.
Il vento portava via ogni parola, ma non la distanza tra noi.
“Ha mai pensato,” ha detto piano, “ che a volte basta stare fermi per cambiare posto?”
“È una teoria pericolosa.”
“Per questo funziona.”
Si è voltata.
Eravamo troppo vicini per continuare a fingere che fosse solo una conversazione.
Le ho visto negli occhi un lampo breve, il tipo di curiosità che nasce quando la calma diventa tensione.
Non so chi abbia fatto il primo movimento. Forse lei, forse io.
So solo che, all’improvviso, il vento si è fermato.
Non c’è stato bisogno di parole.
Un passo, il suono del mare e la sua mano che ha trovato la mia.
La seta del vestito ha sfiorato la mia pelle e in quel gesto c’era più verità che in mille discorsi.
È stato un contatto leggero, senza urgenza, come un accordo tacito con la notte.
Quando si è scostata, ha lasciato la mano ancora un istante sulla mia.
“Le onde torneranno domani,” ha detto, quasi sorridendo. “Ma mai uguali.”
Siamo rimasti ancora un po’, guardando la linea dell’orizzonte sparire del tutto.
Poi lei ha preso la bottiglia, ha riempito di nuovo i bicchieri e ha aggiunto:
“Vada. Se resta ancora, dovrà decidere cosa vedere davvero.”
Sono tornato alla festa, ma la musica era finita.
Sulla terrazza principale restavano solo bicchieri vuoti e una lanterna che oscillava al vento.
Mi sono seduto e ho guardato verso il buio, dove il mare si muoveva come una creatura viva.
Ho pensato che avesse ragione: questa è un’isola al contrario.
Non si capisce cosa sia reale finché non lo si perde di vista.
E mentre il vento riprendeva a soffiare, ho avuto la sensazione precisa di essere appena stato visto — per la prima volta — da qualcuno che aveva scelto di non guardarmi più.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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